Ray Dalio: l’importanza degli errori nel lavoro e nella vita

È sbagliando s'impara il detto e non sbagliando si molla

In questa puntata dei Discorsi Settimanali, parliamo di business con uno dei più grandi investitori del nostro tempo: Ray Dalio. Dalio è Fondatore, Presidente e Co-Chief Investment Officer di Bridgewater Associates ed è definito lo “Steve Jobs degli investimenti“. In particolare analizzeremo l’importanza degli errori nella cultura aziendale di Dalio e di come abbia strutturato la sua azienda in modo tale da creare un ambiente dove l’errore, non solo è contemplato, ma si rende addirittura necessario per il progresso dell’azienda stessa.

Ray Dalio - Modelli di Successo
Ray Dalio – Modelli di Successo

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Sbagliando s’impara

Spesso, forse troppo, ci dimentichiamo che i detti popolari sono appunto popolari perché non sbagliano mai, o lo fanno raramente.

In questo caso, Dalio ha fatto del detto sbagliando s’impara il suo mantra, ed ha cercato in tutti i modi di trasmetterlo nella sua cultura aziendale.

Nell’ultima (quasi) decade della mia vita non ho fatto altro che studiare persone di successo nei più svariati ambiti, ma se c’è una cosa in comune che costoro hanno, è proprio la capacità di affrontare gli errori (e i fallimenti derivanti) in un modo completamente diverso dalla stragrande maggioranza della gente.

Il discorso è che le persone di successo imparano la lezione dai loro sbagli e fallimenti mentre gli altri no.

Questo è uno dei segreti forse più banali ma allo stesso tempo più potenti che le persone di successo hanno compreso e messo in pratica.

Il fallimento come parte del processo

In passato ho affrontato l’argomento fallimenti proprio per evidenziare il fatto che un fallimento non è mai tale se non smetti di provare e che gli errori, i fallimenti e gli insuccessi fanno parte del processo per raggiungere il successo.

Cosa rende questo fallimento mortalmente spaventoso?

Perché la maggior parte delle persone non vuole affrontarlo pur sapendo che potrebbe trarne incredibili vantaggi?

Le risposta a questa domanda è solo una: il dolore.

Ciò che ci spaventa di più non è il fallimento in sé ma il dolore (o meglio la paura del dolore) provocato dalla nostra ipotetica incapacità di affrontare e superare il fallimento.

Il fallimento come oggetto di studio

In una sezione del corso di prossima uscita .Definisci .Pianifica .Raggiungi sugli obiettivi e la filosofia del successo, ho dedicato al sapersi preparare, affrontare (e superare) i fallimenti, un pacchetto di 6 corpose lezioni.

Ho deciso di affrontare questa tematica in maniera focalizzata e da diverse angolazioni in quanto, in quasi dieci anni di studi sulle persone di successo, questa tematica ritorna con una regolarità disarmante.

Le persone di successo sanno che il fallimento fa parte del gioco ed hanno dovuto imparare a farne tesoro.

Hanno dovuto sviluppare modelli comportamentali precisi per far fronte al fallimento e superarlo, ed è per questo che li ho analizzati ed inseriti nel corso.

Il dolore è un feedback

Per avere quel cambio di mentalità che ci consente di affrontare gli errori (e le relative conseguenze) in maniera efficace, dobbiamo prima effettuare un cambio di paradigma.

Infatti, la prima cosa da comprendere è che il dolore, o meglio l’emozione del dolore, ci è stata donata dalla natura per un motivo specifico. Il dolore rappresenta un feedback che ci sta dicendo che c’è qualcosa che non va e che se non vogliamo provarlo più dobbiamo correggere un nostro comportamento.

Pertanto, da quanto detto finora, possiamo affermare che il dolore è una sorta di meccanismo evolutivo che ci consente di migliorare una parte di noi nel tempo.

Steve Jobs diceva: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quel che sto per fare oggi?”. Nel caso la risposta fosse “No” per troppi giorni di seguito, sapevo che dovevo cambiare qualcosa.”

Se avverti un senso di insoddisfazione costante, che attanaglia la tua vita e che rende le tue giornate tristi e depresse, o se c’è qualcosa che non ti fa stare bene e ti provoca un certo disagio, quello è il feedback (= dolore) che ti sta dicendo che c’è qualcosa che non va nella tua vita e che non è in linea con i tuoi valori, ergo, devi cambiare qualcosa.

Dobbiamo ricordare che tutto nella natura non è statico ma è (e deve essere) in continua evoluzione, noi compresi. Ciò che non evolve è destinato a perire.

Se ripensiamo alla nostra vita di dieci anni fa e non sorridiamo pensando a quanto eravamo sciocchi rispetto ad adesso, vuol dire che non abbiamo avuto un’evoluzione abbastanza veloce e che non siamo migliorati abbastanza.

Ciò può essere dovuto ad una bassa tolleranza al dolore che ci porta a non provare cose nuove, a non scommettere su noi stessi e a non prenderci dei rischi (calcolati).

Se vogliamo migliorarci dobbiamo necessariamente affrontare e superare un certo dolore. Questo vale per tutte le aree della nostra vita.

I 5 princìpi di Ray Dalio sulla cultura dell’errore

Ray Dalio è un cultore dell’errore e della lezione che esso consente di ottenere, ed è proprio lui che ha implementato una serie di linee guida aziendali utili ad affrontare in maniera corretta gli errori e le loro conseguenze in modo tale da trarne delle lezioni impagabili sotto il profilo esperienziale.

Anche se stiamo affrontando il tutto da un punto di vista di business, ciò non toglie che questi princìpi possano essere usati anche nella vita di tutti i giorni.

Ecco cinque princìpi di Ray Dalio relativi agli errori da apprendere e mettere in pratica:

1) Riconoscete che gli errori sono una parte naturale del processo evolutivo

La parte più difficile per la stragrande maggioranza delle persone. Sono in pochi a riconoscere i propri errori, e da questo punto di vista, la maggior parte di noi è rimasta, per così dire, infantile.

Il problema è che la colpa di questa immaturità non è direttamente imputabile a noi ma al fatto che nella nostra società non ci è mai stato insegnato il vero valore dell’errore, ma al contrario, ci è stato inculcata la seguente formula: errore = male.

Qui Dalio pone il focus sul fatto che non solo bisogna fallire, ma bisogna farlo tanto. In definitiva, bisogna fallire bene.

Il discorso è che tutti dobbiamo affrontare qualche insuccesso. La differenza è come lo si affronta. Ci sono coloro che sanno fallire bene e coloro che non sanno fallire affatto.

Per fallire bene bisogna avere (o sviluppare) carattere, apprendere lezioni nuove, reinventarsi e risollevarsi più forti di prima.

Una persona che sa fallire bene ha migliaia di volte più probabilità di avere successo di una che non sa fallire o peggio, di una che conosce solo il successo.

Infatti, coloro che conoscono solo il successo sono i primi ad essere più esposti al fallimento e alle cadute senza ritorno.

Per avere un cambio di paradigma quindi, dobbiamo passare dalla formula enunciata in precedenza, errore = male alla formula errore = bene. In pratica, bisogna amare i propri errori.

Qui è Dalio stesso a fare l’esempio di Michael Jordan. Jordan era uno che amava gli errori perché ne aveva compreso il potenziale. Più sbagliava più si avvicinava alla perfezione ed è così che dobbiamo fare anche noi.

Ecco il cambio di paradigma numero 1: ama i tuoi errori e apprendi da essi la lezione ricordando che il detto è sbagliando s’impara e non sbagliando si molla.

2) Non preoccupatevi di fare bella figura, preoccupatevi di raggiungere gli obiettivi

Una cosa non facile da assimilare sul posto di lavoro è il concetto di corretto e non corretto.

Non tutti siamo disposti a farci riprendere dal nostro capo o dal nostro supervisore, specie quando abbiamo fatto un lavoro che non è propriamente corretto e non vogliamo fare brutte figure.

Anche da questo punto di vista purtroppo, siamo rimasti immaturi ed attaccati al concetto di colpa e deresponsabilizzazione.

Quando lavoravo in azienda, anche io vedevo costantemente e continuamente gente che pur di non prendersi le proprie responsabilità, affibbiava la colpa a tutto e a tutti fuorché a loro stesse.

Questo atteggiamento ha un impatto enorme non solo su noi stessi, ma anche sull’intero team e l’intera azienda.

Ciò che dovremmo fare in prima battuta è sicuramente essere meno dipendenti dagli elogi e più orientati alle critiche costruttive al fine di migliorare noi stessi e il nostro lavoro.

Per quanto possa sembrare difficile, il primo passo nel sviluppare noi stessi e le persone con cui lavoriamo è proprio un simile atteggiamento.

3) Osservate la regolarità degli errori per vedere se sono il risultato di debolezze

Tutti abbiamo debolezze e spesso gli errori che commettiamo, specie quelli sistematici, sono dovuti spesso a delle nostre recondite debolezze di cui non siamo, almeno inizialmente, propriamente coscienti.

Dalio consiglia di comprendere quali sono le nostre debolezze, guardarle dall’esterno grazie alla nostra innata capacità chiamata auto-consapevolezza, e stilare una lista di errori per cercare punti in comune.

Dopodiché suggerisce di scrivere quali siano le nostre più grandi difficoltà (cioè le debolezze) e focalizzarci sulle prime tre grandi in modo da poterle affrontare e superare.

4) Ricordate di riflettere quando provate dolore

Dalio afferma: Il dolore è tutto nella vostra testa. Se volete evolvervi dovete affrontare i problemi e il dolore.

Questo è uno dei modelli comportamentali più difficili da apprendere ma che offrono più guadagni in termini di consapevolezza e forza personale.

Se segui Modelli di Successo da un po’ saprai di quante persone hanno toccato il fondo prima di diventare persone di successo.

Il successo di queste persone è stato proprio il risultato di aver affrontato grandi dolori, insuccessi e fallimenti e di averli superati.

Paradossalmente, senza quei dolori, non avrebbero raggiunto alcunché.

Accogliere il fallimento per quello che è, cioè una lezione che la vita (o l’azienda) ti offre, è il primo passo per progredire verso qualcosa di meglio.

Inoltre, la nostra capacità di riflessione ci consente di comprendere cosa si cela dietro quel dolore, accettarlo e comprendere molto su noi stessi e sulla realtà.

Come dice Dalio stesso: Dolore + Riflessione = Progresso.

In azienda, questa cultura dell’errore è fondamentale e consente di tradurre delle problematiche a breve termine in occasioni e progresso a lungo termine.

Ricordandoti che stiamo parlando in un contesto di business, Dalio afferma che “i manager devono sempre promuovere una cultura che normalizzi [i meriti dell’apprendimento basato sugli errori] e penalizzi la soppressione o l’insabbiamento degli errori”. Il vero errore sarebbe non ammettere i propri errori.

5) Sappiate quali tipi di errori sono accettabili e quali no; non permettete alle persone che lavorano per voi di commettere quelli inaccettabili

L’ultimo principio è quello del comprendere quando un errore è vantaggioso e quando è potenzialmente pericoloso al punto da mettere in pericolo l’azienda stessa.

Infatti, Dalio è un cultore degli errori da cui si può imparare e da cui tutto il gruppo può trarne vantaggio. Per dimostrare questo concetto dice spesso alle persone:

Sono disposto a lasciarti rigare o ammaccare la macchina, ma non ti metterò nella posizione di correre il rischio di sfasciarla“.

Un esempio di Ray Dalio sulla cultura aziendale dell’errore

Per sottolineare l’importanza della cultura aziendale dell’errore, Dalio ci offre un esempio di vita aziendale reale per comprenderne l’efficacia.

Racconta di come il suo direttore degli investimenti si era dimenticato di eseguire una transazione per un cliente facendo perdere allo stesso molti soldi.

Dalio afferma che avrebbe potuto tranquillamente licenziare quel dipendente ma non l’ha fatto, poiché sul lungo periodo, sarebbe stato controproducente.

Lui stesso afferma: “avrei perso un buon dipendente e avrei solo incoraggiato gli altri a nascondere i loro errori, creando una cultura non solo disonesta ma incapace di apprendere e crescere. Il messaggio che ho trasmesso non licenziando [il dipendente] è stato molto più potente di quello che avrei trasmesso licenziandolo: stavo dimostrando a lui e agli altri che è lecito commettere errori ma è proibito non imparare da essi“.

Da questo esempio si può vedere come la visione di Dalio non si limiti ad una vista superficiale e scontata della realtà.

Se Dalio avesse licenziato quel dipendente non sarebbe stato diverso da quasi tutte le aziende che hanno una visione limitata del concetto del sbagliando s’impara.

Al contrario, non licenziando quel dipendente Dalio ha avuto un impatto enorme sulla cultura aziendale della sua società facendo capire al team che sì, è permesso sbagliare e che non bisogna averne paura, purché dall’errore si traggano grandi insegnamenti sia per il singolo che per la collettività.

Conclusioni

In ultima analisi, quella del dare il giusto valore all’errore è un grandissimo asso nella manica che tutte le aziende (e le persone) dovrebbero usare per migliorare i propri risultati, nella vita e nel business.

Alcune di queste cose possono sembrare scontate ad un primo sguardo, ma quante persone davvero si impegnano ad apprendere dai loro errori, rischiano di sbagliare e affrontano il dolore sapendo che esso offre spesso impagabili lezioni? Molto poche.

Se vogliamo migliorare il nostro lavoro e la nostra vita, iniziamo a prendere il dolore per quello che è, un feedback che la natura ci offre per farci capire che dobbiamo cambiare qualcosa e, avendo compreso questa verità, iniziamo a cambiare.

Un abbraccio e alla prossima,

Max

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