La mentalità cattedrale | #74

di Max De Vergori - Newsletter "Discorsi Settimanali" del 1 novembre 2021

La mentalità cattedrale - Immagine in evidenza

In qualità di studioso e ricercatore di pattern comportamentali ad alto impatto di crescita, uno dei miei obiettivi è quello di comprendere il perché certe persone adottano alcuni comportamenti, nonché l'impatto di quei comportamenti.


Dalle mie ricerche, un dettaglio rilevante è che coloro che raggiungono risultati non-ordinari, hanno un atteggiamento (mindset) differente dalla stragrande maggioranza della gente e, questo atteggiamento, il più delle volte deriva da una diversa prospettiva del senso delle cose.

La mentalità cattedrale

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Per dimostrarti quanto questo assioma sia vero, oggi ti presento una storia che mi è piaciuta molto e che mi ha fatto riflettere sul fatto che è fondamentale avere la giusta prospettiva per vivere una vita (stra)ordinaria.


Il racconto si chiama Il pellegrino e i tre spaccapietre di Bruno Ferrero e, di seguito, ti propongo il testo integrale:


Durante il Medioevo, un pellegrino aveva fatto voto di raggiungere un lontano santuario, come si usava a quei tempi. Dopo alcuni giorni di cammino, si trovò a passare per una stradina che si inerpicava per il fianco desolato di una collina brulla e bruciata dal sole. Sul sentiero spalancavano la bocca grigia tante cave di pietra. Qua e là degli uomini, seduti per terra, scalpellavano grossi frammenti di roccia per ricavare degli squadrati blocchi di pietra da costruzione.


Il pellegrino si avvicinò al primo degli uomini. Lo guardò con compassione. Polvere e sudore lo rendevano irriconoscibile, negli occhi feriti dalla polvere di pietra si leggeva una fatica terribile. Il suo braccio sembrava una cosa unica con il pesante martello che continuava a sollevare ed abbattere ritmicamente. “Che cosa fai?", chiese il pellegrino. “Non lo vedi?" rispose l'uomo, sgarbato, senza neanche sollevare il capo. "Mi sto ammazzando di fatica". Il pellegrino non disse nulla e riprese il cammino.


S'imbatté presto in un secondo spaccapietre. Era altrettanto stanco, ferito, impolverato. “Che cosa fai?", chiese anche a lui, il pellegrino. “Non lo vedi? Lavoro da mattino a sera per mantenere mia moglie e i miei bambini", rispose l'uomo. In silenzio, il pellegrino riprese a camminare.


Giunse quasi in cima alla collina. Là c'era un terzo spaccapietre. Era mortalmente affaticato, come gli altri. Aveva anche lui una crosta di polvere e sudore sul volto, ma gli occhi feriti dalle schegge di pietra avevano una strana serenità. “Che cosa fai?", chiese il pellegrino. “Non lo vedi?", rispose l'uomo, sorridendo con fierezza. "Sto costruendo una cattedrale". E con il braccio indicò la valle dove si stava innalzando una grande costruzione, ricca di colonne, di archi e di ardite guglie di pietra grigia, puntate verso il cielo.

Il racconto Il pellegrino e i tre spaccapietre di Bruno Ferrero ci insegna il valore della prospettiva.

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Questa storia ci insegna quella che viene definita la mentalità cattedrale. In questo tipo di mindset, la prospettiva che si ha di una certa cosa, ha un impatto enorme sui risultati.


Nella storia di Bruno Ferrero, il lavoro dei tre operai è assolutamente identico: sono degli spaccapietre. Ognuno di loro, svolge le stesse mansioni e subisce le stesse fatiche. La differenza sta proprio nella prospettiva che, a sua volta, alimenta la motivazione che, nel processo, alimenta i risultati.


Se noti infatti, il primo operaio lavora giusto per lavorare e il suo focus ovviamente è sulla fatica. Ciò implica una motivazione bassissima poiché è chiaro ed evidente che il primo spaccapietre vorrebbe stare da tutt'altra parte. Un lavoro (qualsiasi) svolto con questa mentalità è un vero inferno.


Il secondo spaccapietre lavora per la famiglia. Con questa prospettiva la motivazione è differente poiché implica l'amore per i propri cari e, come si sa, l'amore implica un sacrificio. Anche questo secondo operai vorrebbe stare da tutt'altra parte ma, la responsabilità verso la sua famiglia, gli impone di continuare.


Il terzo e ultimo spaccapietre, invece, è di tutt'altro avviso. Guarda il lavoro da una prospettiva completamente diversa, sente di far parte di qualcosa di grande, come la costruzione di una cattedrale, avverte dentro di sé la responsabilità del suo operato e l'impatto dello stesso sul risultato, è consapevole di contribuire a qualcosa di utile e, per tutti questi motivi, sviluppa una motivazione senza pari. Stanchezza e fatica non sono un problema per lui poiché, i motivi che soggiacciono al suo operato fanno parte di un tutto più vasto e lui, di questo, ne è estremamente consapevole. Quell'ultimo spaccapietre lavora per passione, lavora per amore, un amore che travalica il durissimo lavoro che è chiamato a fare, un amore che gli dona forza, serenità e persino piacevolezza nel lavorare.

Guardare le cose da una prospettiva completamente diversa ha un impatto enorme sui nostri risultati.

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Questo è il cambio di prospettiva di cui ti parlavo all'inizio.


Anche noi dobbiamo essere come quell'ultimo spaccapietre, persino nel nostro lavoro attuale, anche se non ci piace o peggio, anche se lo detestiamo.


Ciò che dobbiamo fare è cambiare prospettiva e trovare le giuste motivazioni a supporto di quello che facciamo. Quando riusciremo a essere più del posto che occupiamo, quando riusciremo a fare più di quello per cui siamo pagati, quando riusciremo ad avere una visione diversa e a lungo termine sul nostro operato, saremo in grado di fare cose sempre più grandi e potremo vivere una vita stra-ordinaria, anche nella sua ordinarietà, proprio come quello spaccapietre.


Un abbraccio


Max De Vergori
Imprenditore, Mindset Coach & Trainer

Founder Modelli di Successo

Il mio motto: Credo che il primo compito di ognuno di noi sia aiutare il prossimo. In questo consiste il successo etico.

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