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BlogMindsetNeuroscienze: come restare motivati nel lavoro, nello studio, nella vita

Neuroscienze: come restare motivati nel lavoro, nello studio, nella vita

Come restare motivati? La motivazione è alla base dei nostri ottenimenti ed era Jim Rohn a dire che con le giuste e forti motivazioni è raggiungibile praticamente qualsiasi cosa.

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Già, ma da dove viene la motivazione? Cosa ci spinge a fare qualcosa? E, soprattutto, la motivazione è controllabile? Possiamo accrescerla in qualche modo? Quando si parla di motivazione di cosa parliamo esattamente?

Con questa prima puntata post-estate, in cui riprendiamo le attività di Modelli di Successo, voglio rispondere a queste (e ad altre) domande dal punto di vista delle neuroscienze, poiché è importante comprendere i meccanismi del cervello per sapere come sfruttare il nostro potenziale al meglio.

Il sistema a punteggio

Inizio col dire che la motivazione non l’hanno inventata i guru motivazionali ma ha solide basi scientifiche.

La psicologia della motivazione nasce negli Stati Uniti nei primi anni Settanta e aveva come obiettivo primario comprendere le origini dei modelli comportamentali disobbedienti dei bambini.

La psicologia della motivazione nasce negli Stati Uniti nei primi anni Settanta e aveva come obiettivo primario comprendere le origini dei modelli comportamentali disobbedienti dei bambini. Click To Tweet

Uno dei pilastri motivazionali dell’epoca, poneva la sua base nel concetto di ricompensa, ovvero, nel caso dei bambini, l’idea era quella di stimolare certi comportamenti positivi tramite l’ausilio di un qualche tipo di riconoscimento basato sul merito oppure tramite un sistema a punteggio dove i bambini potevano – letteralmente – spendere i punti guadagnati.

Questo sistema si rivelò inutile poiché i bambini avevano forzato il modificatore comportamentale (il sistema a punteggio) in modo tale da manipolare i loro genitori al fine di guadagnare più punti tramite il sistema del ricatto: «Quanti punti mi date per non fare [questa cattiva azione]?». La cattiva azione poteva essere qualunque cosa, come non far cadere le cose per terra o simili.

Motivazione intrinseca o estrinseca

Nel tempo, era chiaro ed evidente che questi modificatori comportamentali basati sul punteggio, nonostante fossero efficaci nel breve termine, potevano rivelarsi deleteri sul lungo periodo.

Una delle domande che gli psicologi si chiedevano era: «Cosa succederà al bambino divenuto adulto quando “la fatina dei punti” verrà meno e il bambino ormai adulto dovrà prendere decisioni da solo?»

Una delle domande che gli psicologi si chiedevano era: «Cosa succederà al bambino divenuto adulto quando 'la fatina dei punti' verrà meno e il bambino ormai adulto dovrà prendere decisioni da solo?» Click To Tweet

La risposta a questa domanda era che alcuni comportamenti venivano mantenuti mentre, vista l’assenza della fatina dei punti (i genitori), molti altri venivano accantonati.

Ecco, quindi, che iniziarono a palesarsi nuovi meccanismi relativi alla motivazione.

Da un lato, comportamenti che avevano alla base motivazioni del tutto personali, come ad esempio, una persona che studia una certa materia per il piacere di assecondare la propria curiosità e la volontà di padroneggiare quella materia. Questo primo tipo viene chiamato “motivazione intrinseca” (fai ciò che fai per il piacere di farlo).


Dall’altro lato, altri comportamenti che potevano essere stimolati tramite l’uso di un qualche tipo di ricompensa, come ad esempio lo studente che studia per conseguire la laurea (in questo caso, la laurea è la ricompensa). Questo secondo tipo di motivazione viene chiamata “motivazione estrinseca”.


Viene da sé, che la motivazione intrinseca è di gran lunga la più potente spinta motivazionale che possiamo provare e ci può realmente aiutare nello studio, nel lavoro e nella vita a raggiungere ciò che desideriamo.

la motivazione intrinseca è di gran lunga la più potente spinta motivazionale che possiamo provare e ci può realmente aiutare nello studio, nel lavoro e nella vita a raggiungere ciò che desideriamo.Click To Tweet

Infatti, la motivazione intrinseca è più duratura sul lungo periodo e ci offre un senso di appagamento unico.

Pensaci: quando fai un lavoro che ami, studi una materia che ti appassiona, fai un qualche tipo di attività che ti aggrada, il lavoro che svolgi diventa un gioco con tutte le piacevoli conseguenze del caso:

  • meno stress
  • meno stanchezza
  • un senso di appagamento generale che ti offre la sensazione di essere il padrone del tuo destino.


In definitiva, usiamo la motivazione intrinseca quando facciamo una qualche attività per noi stessi che ci rende paghi e soddisfatti.


La motivazione estrinseca è di tutt’altro avviso.


Se noti, l’intera società è basata sulla motivazione estrinseca. Per invogliarti (motivarti) a fare qualcosa, devono darti una ricompensa di varia natura che viene modulata sulla base dell’attività che devi svolgere:

  • Il lavoro ha come ricompensa lo stipendio
  • Lo studio ha come ricompensa il voto/il diploma/la laurea
  • Nei bambini, il comportarsi bene ha ricompense di varia natura, spesso materiali (ti compro questo se, ti compro quello se, ecc.)


Quando si switcha in questa modalità, il bambino (o anche l’adulto) associa all’impegno e al tempo nel mettere in atto un certo comportamento, la ricompensa (generalmente commisurata all’attività da svolgere). Il problema di quest’approccio è che in assenza di ricompensa, viene meno anche l’impegno e il tempo nel mettere in atto il comportamento.


Le evidenze sperimentali dimostrano che quando si tenta di stimolare un certo tipo di comportamento con quella che viene definita una “sovragiustificazione” (aggiungendo un ulteriore rinforzo – la ricompensa), la modifica comportamentale è solo temporanea: quello che all’inizio poteva essere un piacere (studiare, lavorare, comportarsi bene perché si hanno dei princìpi) è diventato un lavoro e, come si sa, lavorare perché si deve non piace a nessuno.

Il “backfire”

Ricapitoliamo: se prendiamo un’attività che magari svolgiamo perché ci piace e improvvisamente aggiungiamo una ricompensa che premia il tempo trascorso in queste attività (sovragiustificazione) avremo che 1) nel breve periodo trascorreremo più tempo in queste attività e 2) non appena queste ricompense spariranno, la nostra motivazione crollerà e cesseremo di svolgere tali attività.

Questo perché, nella nostra mente, il mettere in atto un certo comportamento non è più frutto di un’azione volontaria ma diventa un qualcosa di sgradito che dobbiamo portare a termine per avere la nostra ricompensa.


Questo effetto viene definito backfire (ritorno di fiamma) e alla base di questo fenomeno vi è la teoria secondo cui nella nostra mente un gioco può trasformarsi in un lavoro e un lavoro in un gioco, sulla base di come la nostra mente decide di assegnare una certa attività se alla motivazione estrinseca o intrinseca.

Questo effetto viene definito backfire (ritorno di fiamma) e alla base di questo fenomeno vi è la teoria secondo cui nella nostra mente un gioco può trasformarsi in un lavoro e un lavoro in un gioco.Click To Tweet

Il segreto della motivazione nello studio, nel lavoro e nella vita

C’è un detto che dice: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita“.

Questo detto fa comprendere molto bene il concetto che abbiamo visto in questa puntata relativo alla motivazione intrinseca e di quanto sia importante sfruttare questo tipo di motivazione al meglio per le nostre attività.


Se ami il tuo lavoro, il lavoro diventerà un gioco e potrai dedicare tutto te stesso senza avvertire la stanchezza. In questo modo potrai raggiungere risultati straordinari.

Se ami il tuo lavoro, il lavoro diventerà un gioco e potrai dedicare tutto te stesso senza avvertire la stanchezza. In questo modo potrai raggiungere risultati straordinari. Click To Tweet

Lo stesso vale per lo studio: potrai studiare per ore e ore senza stress se svilupperai una genuina curiosità per il sapere.

A chiusura, qualunque cosa tu faccia o voglia fare, assicurati di farla per i giusti motivi.


Non pensare alla ricompensa (intesa anche come risultato) che puoi trarre da una certa attività, ma pensa a come quell’attività potrebbe renderti felice se tu la facessi.


Se, al di là della ricompensa, è un’attività, un lavoro, una materia che ti aggrada e la faresti per ore e ore senza avvertire la stanchezza nel farla (perché ti piace davvero) allora quell’attività, quel lavoro, quella materia, son giusti per te.


Questo è il segreto della motivazione che porta al successo: svolgi qualcosa che vuoi fare, che ami, che ti diverte, che ti appassiona e avrai grossissime possibilità di raggiungere il successo, anche in tempi più brevi.

Un abbraccio!

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